OnlyFans chiude ai contenuti per adulti

TL;DR:

  • OnlyFans è una piattaforma di contenuti generati dagli utenti che consente chi crea di monetizzare il proprio lavoro
  • nel 2020, a causa della pandemia, il giro d’affari di OF è aumentato del 553%
  • un considerevole numero di Content Creators produce contenuti “NSFW” (Non Suitable for Work, ovvero di carattere esplicito per adulti)
  • dal primo Ottobre 2021 l’azienda ha annunciato di bandire i contenuti NSFW
  • l'annuncio è stato successivamente smentito da parte del CEO della piattaforma
  • i Contenuti generati dagli utenti che usano la piattaforma hanno generato un giro d'affari di 2,4 miliardi di Dollari nel 2020

 

Che sta succedendo (di nuovo)?

OnlyFans è una piattaforma che ricorda molto Twitter. Chi crea contenuti può creare un profilo che verrà verificato dallo staff e quindi iniziare a pubblicare i propri contenuti ai propri follower che, per vedere tali contenuti, dovrà fare una sottoscrizione (gratuita o a pagamento) oppure potrà contribuire facendo donazioni (o “tip”) ai propri Creator preferiti. In cambio, la piattaforma trattiene il 20% della cifra versata.

Parliamo di una piattaforma che nell’anno fiscale 2019-2020 ha generato un profitto di 390 milioni di dollari USA, che durante il periodo COVID ha registrato una crescita del 553% di iscritti e con oltre 1,5 milioni di Content Creators dichiarati al momento della scrittura di questo post. Solo nel 2020 sono stati spesi sulla piattaforma (quindi donati a chi crea contenuti, nda) 2,4 miliardi di dollari USA.

Sin dalle sue origini nel 2016, la piattaforma ha sempre dichiarato di tenere a tutti i content creator, anche coloro che creano contenuti per adulti oppure che svolgono l’attività di “sex worker” (in tutte le sue declinazioni).

Tuttavia, quando i numeri diventano importanti, iniziano i problemi. Per chi crea contenuti.

Se, da un lato, la piattaforma sta cercando di raccogliere fondi da investitori esterni con una valutazione che supera il miliardo di dollari, dall’altro ha dichiarato di aver ricevuto crescenti pressioni da parte degli istituti di pagamento (banche, circuiti di pagamento, ecc.).

Risultato: dal primo ottobre 2020 entreranno in vigore nuove, “evolute”, linee guida della community che definiranno quali tipi di contenuti potranno essere resi pubblici, e quali no.

Dov’è che abbiamo già visto accadere questa cosa?

Che cosa hanno in comune queste “linee guida”?

  • la stigmatizzazione di chi crea contenuti per adulti
  • le pressioni da parte delle piattaforme di pagamento
  • il mese di ottobre (questo, credo, sia veramente un caso)

Ad onor del vero, pochi giorni dopo le prime comunicazioni, lo stesso CEO di OnlyFans ha fatto una dichiarazione nella quale afferma quanto la società abbia a cuore tutti i Content Creator, e che sono al lavoro per trovare una soluzione che permetta a tutti di continuare a creare.

 

Il valore dei Contenuti

È abbastanza inutile ciondolare attorno all’argomento, i contenuti hanno un valore enorme per le piattaforme, e abbiamo visto poco fa il loro valore: 2,4 miliardi di dollari. Un asset di valore tangibile che viene prodotto praticamente gratuitamente da parte di chi usufruisce di una piattaforma come OnlyFans (o altri social network).

Chi crea contenuti viene spesso chiamato “utente”, quando in realtà è una risorsa di enorme valore per una qualsiasi piattaforma che può distribuirne il contenuto e attirare nuovi visitatori e follower (di fatto, incrementando anche il potenziale giro d’affari).

 

Diritto d’Autore

Uno dei più importanti elementi del Diritto d’Autore risiede nel fatto che chi crea un’Opera abbia il diritto di richiederne l’attribuzione e, di conseguenza, anche poter sfruttare economicamente quell’Opera.

Chi decide spontaneamente di fare di sé un’Opera d’arte (posando per i set fotografici) ha tutto il diritto di sfruttare quel contenuto per profitto economico. Non è un mistero che ci siano svariati utenti che siano in grado di pagare le bollette solo grazie alla realizzazione di Contenuti attraverso le piattaforme.

Una delle più grandi avversità di Internet è la facilità con cui i contenuti possono essere ripubblicati o usati in modo illecito (es. il Revenge Porn, ma è un argomento che esula dal contesto di questo post). Come si può esigere l’attribuzione o rimozione di un contenuto se quello originale è stato eliminato?

In entrambi i casi le modifiche alle “linee guida” delle piattaforme rischiano di causare enormi danni a medio-lungo termine a chi crea contenuti, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista morale.

 

Consapevolezza e Spontaneità

In questo post affrontiamo solo ed esclusivamente l’aspetto contenuti legali, ovvero quei contenuti che vengono creati con il fine di intrattenimento e che non siano in violazione della legge. Parliamo di individui che creano contenuti in modo consapevole e sulla base di una decisione personale.

È opportuno fare questa precisazione perché, come in tutti gli ambiti, esistono vere e proprie organizzazioni in cui i contenuti vengono creati in violazione dei diritti umani e in modo non consensuale: purtroppo abbiamo decine di esempi anche di questi casi e si potrebbero scrivere lunghi post su ciascuno: pedopornografia, violenza, abuso, revenge porn.

 

Rights Chain

Una delle scelte che ci hanno spinto ad utilizzare la tecnologia Blockchain per immortalare la data di creazione di un lavoro risiede proprio nell’impossibilità di poter eliminare quella prova di registrazione. Una volta registrato un lavoro all’interno del sistema non è possibile eliminare la traccia. Questo al fine di rendere persistente nel tempo il contenuto e concedere a chi l’ha creato di avere uno strumento per esercitare i propri diritti morali (attribuzione) ed economici in caso di violazione.

Rights Chain non è una piattaforma di distribuzione di contenuti, non offre una “galleria” pubblicamente accessibile dei propri lavori. Le Opere originali vengono conservate esclusivamente per chi le ha create.

 

Link correlati e fonti

 

Autore

Sebastian Zdrojewski

Sebastian Zdrojewski

Direttore

Ha lavorato per 25 anni nel settore IT affrontando problemi di sicurezza informatica, privacy e protezione dei dati per le aziende. Nel 2017 fonda Rights Chain, un progetto che mira a fornire risorse e strumenti per il copyright e la protezione della proprietà intellettuale per i creatori di contenuti, gli artisti e le imprese.

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